Vite | Vini | VitigniLe qualità della vite sono influenzate dal micro clima esistente e dalla tipologia del terreno dove nasce: per questo motivo è essenziale tener conto delle tecniche di coltura della vite nonché di tutti gli aspetti che permettono l’accrescimento dei vigneti.
La storia della coltura della vite è segnata da un importantissimo spartiacque, quello dell’avvento della filossera , un insetto di provenienza americana che attaccò i vigneti europei alla fine dell’ottocento.
Ciò provocò una rivoluzione nelle tecniche di innesto che unitamente alle successive battaglie antiparassitarie legate ai due funghi , l’oidio e la peronospora ; rappresentano le origini delle attuali tecniche di lavorazione dei vigneti.
Per quanto riguarda l’aspetto climatico la caratteristica è che al di sopra del 47 parallelo , per l’inadeguatezza delle temperature estive, non si ha una sufficiente maturazione ed inoltre le temperature invernali uccidono le piante. Verso il polo Sud invece il limite è il 20° parallelo al di sotto del quale per la vicinanza dell’Equatore la pianta non può vivere.
Non meno importanti per una buona riuscita della coltivazione della vite sono le caratteristiche del suolo , quali i dislivelli , la composizione fisica e quella chimica . L’estrema varietà dei terreni ha determinato per prima in Francia , l’elaborazione di leggi che definissero decisamente le zone d’origine dei vini dando vita alle Denominazioni d’origine; queste definiscono le zone viticole cioè quelle zone con caratteristiche omogenee al loro interno e assolutamente differenti da altre zone ( con una logica simile alla “Cluster analysis” utilizzata in Statistica) tali da rendere uniche le caratteristiche dei vini ivi prodotti .
Per quanto riguarda i vitigni ne esistono al mondo circa 10.000 tra cui i più coltivati sono l’ AIREN (bianco) , presente in Spagna, il GRENACHE (Italia, Francia e Spagna), il CARIGNAN e il TREBBIANO toscano, il MERLOT e il CABERNET.
Il vitigno più diffuso in assoluto in Italia è il SANGIOVESE , seguono il TREBBIANO bianco, il CATARATTI , il BARBERA e il MERLOT.
I vitigni sono classificati secondo varie logiche, come il colore - bianchi, neri, rossi ; la destinazione - da tavola, da vino, da appassimento — o secondo il momento di maturazione — precoci , precocissimi , tardivi etc. ; per la predisposizione a produrre spumanti o vini fermi o vini da invecchiamento e così via.
Negli ultimi anni si è assistito alla rivalutazione dei vitigni autoctoni , magari abbandonati o non valorizzati , vitigni unici e con caratteristiche a volte davvero esaltanti.
Ne sono un esempio alcuni vini a denominazione d’origine dell’Italia meridionale, tra i quali spicca l’ AGLIANICO DEL VULTURE , seguito dal FIANO D’AVELLINO , il GRECO DI TUFO e il PRIMITIVO DI MANDURIA (nel passato utilizzato solo come da vino da taglio , cioè aggiunto a vini settentrionali di bassa gradazione , per aumentarne la corposità).
Al riguardo è interessante notare che nell’Italia meridionale molte delle varietà coltivate derivano direttamente dalla colonizzazione greca , per l’incrocio di varietà orientali con i vitigni selvatici del Sud d’Italia.
Anche nel Nord Italia notevoli esempi di vitigni autoctoni sono il TEROLDEGO ROTALIANO e il ROERO ARNEIS . Tratteremo a parte più approfonditamente i metodi di vinificazione. e la coltivazione biologica dei vitigni,
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